Le Denominazioni di Origine

Le sigle dei prodotti di qualità sono sinonimo di tutela: ma cosa significano realmente?
Proviamo a scoprirlo insieme.

Tre o quattro lettere, non sono altro che un acronimo, accompaganto da un logo  colorato sull’etichetta del prodotto. Sono le sigle dei prodotti di qualità e negli anni sembrano anche in grado di moltiplicarsi da sole: ufficialmente risalgono a più di 50 anni fa, ed oggi iniziano ad essere tante da ricordare, anche gli acronimi sono infatti semplici da gestire e corti da riportare, ma spesso difficili da interpretare: vi siete mai chiesti cosa c’entrino i vini DOCG qui con i DOC qui e con i DOP qui , oppure quale parentela leghi IGP qui, IGT qui, STG qui, e PAT qui o l'ultimo in ordine di arrivo ma non meno importante BIO qui, beh proviamo a riassumerli in una piccola guida, per capire meglio i marchi di qualità europei e italiani.


Introduzione alle Denominazioni di Origine

Si chiama Denominazione quella indicazione geografica, definita e protetta da una specifica legge che identifica un prodotto agroalimentare legandolo al territorio di origine e specificandone i metodi utilizzati per ottenerlo. Alla base di tutti i sistemi di Denominazione di Origine vi è l’intento del legislatore di difendere la tipicità dei prodotti, tutelando al tempo stesso i produttori e i consumatori da alimenti contraffatti o copiati, provenienti da zone diverse da quella di origine e/o con prodotti con metodi diversi da quelli originali.
Le leggi che stanno alla base delle singole denominazioni si chiamano Disciplinari.

Il disciplinare di produzione è la prescrizione che disciplina l'ottenimento di un prodotto agricolo o alimentare.Più precisamente, in ambito regolamentato, il disciplinare è la norma di legge che definisce i requisiti produttivi e commerciali di un prodotto a DOP o IGP o STG (o qualifiche equivalenti se si considerano gli stati extra Unione europea).
Qualsiasi prodotto nazionale o europeo che si fregi di una denominazione/indicazione protetta ha un disciplinare (es. lo Champagne, il Barolo, il Prosciutto di Parma, il Parmigiano-Reggiano, il Pane di Altamura, l'Asparago Bianco di Bassano del Grappa, l'Olio del Garda e altri migliaia).
I disciplinari sono periodicamente revisionati: aggiornati-modificati (normale evoluzione), sdoppiati (quando da una denominazione se ne stacca un'altra), accorpati (quando si uniscono denominazioni), abrogati (quando la denominazione cessa di esistere). Quando esistono, i consorzi di tutela sovrintendono alla nascita e gestione del disciplinare di riferimento.
L'iter per elaborare, presentare, approvare, pubblicare un disciplinare (e la relativa denominazione/indicazione) è piuttosto complesso e, comunque, deve essere svolto in sede comunitaria. Un disciplinare è una legge a tutti gli effetti e le relative violazioni determinano reati.
Possono anche esistere disciplinari, per così dire, "privati" oppure su base volontaria ma molto locale (in pratica sono dei capitolati): tuttavia nella presente voce si tratta unicamente il disciplinare in ambito regolamentato.


Le Denominazioni di Origine dei Prodotti Agroalimentare

Utlizzando il sistema delle Denominazioni di Origine e delle Indicazioni Geografiche si intende quindi favorire il sistema produttivo, l’economia del territorio e la tutela dell’ambiente. Il legame indissolubile dei prodotti con il territorio di origine richiede la salvaguardia degli ecosistemi e della biodiversità. Tramite il sistema delle Denominazioni di Origine si sostiene la coesione sociale dell’intera comunità. La Denominazione di Origine èil nome geografico di una zona viticola particolarmente vocata utilizzato per designare un prodotto di qualità e reputato, le cui caratteristiche sono connesse all’ambiente naturale ed ai fattori umani”.

I prodotti tutelati dalle Denominazioni di Origine

Il Vino è stato il primo settore ad essere stato storicamente regolamentato in base al suo legame con il territorio. Le prime norme sulla produzione dei vini risalgono all’Antico Egitto e fino ai tempi moderni si moltiplicano, perchè lo scopo principale è di tutelare i consumatori contro frodi e contraffazioni. Più recentemente, queste norme hanno interessato anche l’aspetto di tutela di tutti i prodotti agricoli ed alimentari proprio per salvaguardare i relativi territori di provenienza, ma sopratutto contro le imitazioni, come il caso PARMESAN, che in alcuni paesi europei ed extra-europei danneggia moltissimo il marchio Parmiggiano-Reggiano.

Il Sistema Europeo, basato sulle PDO (Protected Denominations of Origin), PGI (Protected Geographical Indications) e TSG (Traditionan Specialities Guaranteed), ha iniziato ad interessarsere attivamente nel 1992 e successivamente  nel 2012 con massicce modifiche per poi essere gradualmente implementato in tutti gli stati dell’Unione Europea.

DOCG

La categoria dei vini DOCG comprende i vini prodotti in determinate zone geografiche nel rispetto di uno specifico disciplinare di produzione.
La procedura per il riconoscimento delle denominazioni è profondamente cambiata dal 2010 in seguito all'attuazione della nuova normativa europea (Reg. Ce 479/2008, "Nuova OCM Vino", recepito in Italia con il Decreto Legislativo 61 dell'8 aprile 2010 in vigore dall'11 maggio 2010).
Tra le altre cose, la nuova legge ha portato in sede comunitaria la prerogativa di approvazione delle denominazioni, mentre precedentemente si procedeva tramite Decreto Ministeriale.
Da allora la classificazione DOCG, così come la DOC, è stata ricompresa nella categoria comunitaria DOP.

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Le DOCG sono riservate ai vini già riconosciuti a denominazione di origine controllata (DOC) da almeno dieci anni che siano ritenuti di particolare pregio, in relazione alle caratteristiche qualitative intrinseche, rispetto alla media di quelle degli analoghi vini così classificati, per effetto dell'incidenza di tradizionali fattori naturali, umani e storici e che abbiano acquisito rinomanza e valorizzazione commerciale a livello nazionale e internazionale.

Tali vini, prima di essere messi in commercio, devono essere sottoposti in fase di produzione ad una preliminare analisi chimico-fisica e ad un esame organolettico che certifichi il rispetto dei requisiti previsti dal disciplinare; l'esame organolettico inoltre deve essere ripetuto, partita per partita, anche nella fase dell'imbottigliamento. Per i vini DOCG è infine prevista anche un'analisi sensoriale (assaggio) eseguita da un'apposita commissione; il mancato rispetto dei requisiti ne impedisce la messa in commercio con il marchio DOCG.

Inoltre, la legislazione prevede che le DOCG abbiano facoltativamente (sulla scorta di quello che succede da secoli in Francia con la classificazione legale, di tipo gerarchico-qualitativa, dei cru) un'ulteriore segmentazione in alto in sottozone (comuni o parti di esso) o microzone (vigneti o poco più) ovvero la menzione geografica aggiuntiva. In Italia, vi sono alcune DOCG (ad esempio il Barolo) che prevedono questa segmentazione che va considerata come classificazione a sé, ovvero la punta della piramide qualitativa.

DOC

La denominazione di origine controllata, nota con l'acronimo DOC, non è un vero e proprio marchio poiché comune ad una grossa varietà di prodotti, ma una denominazione utilizzata in enologia che certifica la zona di origine e delimitata della raccolta delle uve utilizzate per la produzione del prodotto sul quale è apposto il marchio.

Il marchio è il simbolo apposto sul prodotto che lo identifica, per cui possiamo avere diversi marchi con lo stesso acronimo DOC.
Esso viene utilizzato per designare un prodotto di qualità e rinomato, le cui caratteristiche sono connesse all'ambiente naturale ed ai fattori umani e rispettano uno specifico disciplinare di produzione approvato con decreto ministeriale.

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Tali vini, prima di essere messi in commercio, devono essere sottoposti in fase di produzione ad una preliminare analisi chimico-fisica e ad un esame organolettico che certifichi il rispetto dei requisiti previsti dal disciplinare; il mancato rispetto dei requisiti ne impedisce la messa in commercio con la dicitura DOC. Il marchio fu ideato negli anni cinquanta dall'avvocato romano Rolando Ricci, funzionario dell'allora ministero dell'agricoltura. La denominazione di origine controllata fu istituita con il decreto-legge del 12 luglio 1963, n. 930, che si applica anche ai vini "Moscato Passito di Pantelleria" e "Marsala".

Dal 2010 la classificazione DOC, così come la DOCG, è stata ricompresa nella categoria comunitaria DOP.

DOP

La denominazione di origine protetta, meglio nota con l'acronimo "DOP", è un marchio di tutela giuridica della denominazione che viene attribuito dall'Unione europea agli alimenti le cui peculiari caratteristiche qualitative dipendono essenzialmente o esclusivamente dal territorio in cui sono stati prodotti.

L'ambiente geografico comprende sia fattori naturali (clima, caratteristiche ambientali), sia fattori umani che comprendono tecniche agricole sviluppate nel tempo che, combinati insieme, consentono di ottenere un prodotto inimitabile al di fuori di una determinata zona produttiva.

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Affinché un prodotto sia DOP, le fasi di produzione, trasformazione ed elaborazione devono avvenire in un'area geografica delimitata.

Chi fa prodotti DOP deve attenersi alle rigide regole produttive stabilite nel disciplinare di produzione.
Il rispetto di tali regole è garantito da un organismo di controllo indipendente.
Per distinguere, anche visivamente, i prodotti DOP da quelli IGP, i colori del relativo marchio sono stati cambiati da giallo-blu a giallo-rosso.

IGP

Il termine indicazione geografica protetta, la cui abbreviazione è IGP, indica un marchio d'origine attribuito dall'Unione europea ai prodotti agricoli e alimentari con una determinata qualità, e caratteristiche che dipendono dall'origine geografica. 
E almeno una tra le fasi di produzione, trasformazione e/o elaborazione deve essere eseguita all'interno di una specifica area geografica.
Anche chi produce IGP deve attenersi ad uno specifico disciplinare di produzione ed anche per questa categoria è previsto un organo di controllo.
A differenza della DOP quindi risulta essere più permissiva in quanto almeno una delle fasi deve essere presente.
Talvolta ad essere tuttelata è la ricetta o il processo di produzione a scapito dell'origine del prodotto.

 

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IGT

L'indicazione geografica tipica, riassunta l'acronimo IGT, è la terza delle quattro classificazioni dei vini presenti in Italia, prima troviamo la DOCG e la DOC, dopo invece troviamo la VDT (vino da tavola) cioè vini prodotti senza un particolare disciplinare.

Quindi anche la IGT è una denominazione legata al settore vino, nella scala è il primo gradino dopo i vini generici appunto gli VDT.

Da qualche anno, esattamente dal 2010 il vino IGT è stato incorporato al marchio IGP e deve essere ottenuto con almeno l'85% di uve di una determinata area geografica.

 

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STG

A differenza degli altri marchi la denominazione STG, Specialità tradizionale garantita, disciplina i regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari, si rivolge a prodotti agricoli e alimentari che abbiano una produzione o composizione "specifica" (cioè differente da altri prodotti simili) e "tradizionale" (il disciplianare specifica da almeno vent'anni), anche se non vengono prodotti necessariamente solo in tale zona.
L'esempio di due prodotti italiani sono la mozzarella e la pizza napoletana, che si possono riprodurre con uguali caratteristiche anche in paesi lontani dal Mediterraneo.

Il suo punto debole lo possiamo sentetizzare con la mancanza di un vincolo di appartenenza territoriale. Anche se il prodotto può comunque essere commercialiazzato non può mettere in etichetta il marchio STG.

 

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PAT

I prodotti agroalimentari tradizionali italiani, sono racchiusi nell'acronimo PAT, questo prevede un elenco istituito dal Ministero delle politiche agricole, al 2019 i prodotti inseriti e riconosciuti in elenco sono oltre 5.000.
Con l'evolversi del tempo anche l'agricoltura si è industrializzata e meccanizzata, ne consegue che questa particolare denominazione riconosce i prodotti che rientrano nel requisito "ottenuti con metodi di lavorazione, conservazione e stagionatura consolidati nel tempo, omogenei per tutto il territorio interessato, secondo regole tradizionali, per un periodo non inferiore ai venticinque anni".
Lo stesso Ministero precisa che tali "prodotti di nicchia", di produzioni limitate in termini quantitativi o esclusivi di aree territoriali molto ristrette, non possono giustificare una DOP o una IGP.
Ne consegue che serve a tutelare prodotti regionali o locali.

 

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BIO

E infine BIO, questa è una abbreviazione della parola Biologico, identifica alimenti o bevande prodotti con metodi biologici e senza l'utilizzo di sostaze chimiche.
La parola biolgica deriva dal greco "bios" e significa "vita"
Il marchio europeo è rappresentato da una spiga di grano stilizzata, e può essere riportata in etichetta solo dai prodotti che utilizzano almeno il 95% di ingredienti provenienti da agricoltura biologica e conformi al disciplinare di ogni singola nazione di produzione.
A differenza delle altre denominazioni questa resta invariata in tutti gli stati, mentre le altre hanno acronimi differenti.
Dal 2012 questa dicitura è andata a modificare quella dei vini che originariamente riportavano in eticahetta "ottenuto da uve biologiche"
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