Bruno Vanzan

Ora scopriamo Bruno Vanzan, a mio personale avviso rientra già tra i personaggi che hanno fatto la storia del cocktail, sia a livello nazionale che internazionale.
Leggendo questa biografia non vi sarà difficile capire quanto di suo ci ha messo per arrivare dove è adesso, partendo dalla gavetta fino ad avere una suo brand, ed essendo popolare tanto in Tv quanto sui social, oltre che ad aver collezionato una serie di premi in giro per il mondo.

Bruno Vanzan è nato nel 1986 a Roma, dove giovanissimo ha cominciato a lavorare nei locali della periferia capitolina cercando di imparare sempre di più su quella che era la sua vera passione: i cocktail, e in particolare la loro realizzazione.
Lui stesso dichiara: «Ho iniziato con caffè e cappuccini nei baretti di Trastevere. Adesso mi definisco un imprenditore del bar, la mia storia inizia quando a 17 anni studiavo all’Accademia di aeronautica militare, ma per guadagnare qualcosa, dal momento che vengo da una famiglia umile, lavoravo al bar. Quando ho capito che dietro al bancone potevo essere un po’ protagonista mi sono innamorato di questa professione. E ho iniziato a investire nel mestiere. Mio padre, che mi voleva pilota di aerei e deluso dal fatto che io potessi lasciare gli studi, mi chiamava “bibitaro”, in senso un ironico».
Così, a 18 anni, Vanzan inizia a frequentare i corsi per barman e s’innamora del «flair», la disciplina nata per intrattenere e attrarre le persone al bancone tramite coreografie create con le attrezzature tecniche abitualmente usate dai barman, dallo shaker al bar spoon alle bottiglie.
«Nel 2006 ho iniziato a partecipare alle competizioni internazionali e nel 2008 sono diventato Campione del Mondo di Flair Competition Bacardi e Martini: una gara che giudica sia la tecnica sia la qualità del cocktail. Da lì mi sono dedicato molto alle competizioni, partecipando anche a 40 ogni anno: mi allenavo 10/12 ore al giorno, perché i premi erano in denaro e io vivevo di quello». Un allenamento costante e metodico, come quello degli atleti, che consiste nel ripetere i movimenti all’infinito e in simbiosi con la musica, come in un ballo.
Image

«Non bisogna però dimenticare che il fine è la costruzione di un buon drink: non siamo giocolieri, ma barman. Il flair deve servire solo ad attrarre i clienti al bancone», precisa Vanzan. Le difficoltà più grandi per un barman flair? Più aumentano gli oggetti nella preparazione del drink più è complicato, così come muoversi dietro al bancone che è comunque uno spazio stretto.
Nel 2010 viene inserito tra i dieci bartender più influenti a livello globale.

Nel 2016 al Campionato del mondo IBA vince ancora come miglior drink, confermandosi tra i migliori barman a livello internazionale: «Ho iniziato la mia carriera con il flair, ma adesso faccio tante altre cose: per esempio ho creato un format tv sul mondo dei drink, scritto da me». Ha partecipato a più di 150 gare, ottenuto 78 vittorie internazionali, con 112 trofei vinti. La notorietà gli apre le porte dei programmi televisivi, dove è ormai un volto noto: da Sky (con «Cocktail House») fino alla Rai con «La prova del cuoco». Nel 2017 Vanzan fonda la Drink and Dream, una società che si occupa anche di formazione nel settore beverage, con corsi per i ragazzi tutto l’anno.

Non solo, aveva un sogno: creare un prodotto alcolico suo così nel 2018 ha comprato una distilleria a Monza e ne è nato Iovem, il nettare viola da bere miscelato. Lo ha chiamato nettare perché non c’è zucchero, ma miele, mosto, zenzero e limone, ingredienti utilizzati fin dall’antichità.

Image
Ad oggi ha scritto ben tre libri, nel 2013 “Tutti i miei cocktail” edito da Rizzoli, nel 2017 “Cocktail House” edito da Mondadori e nel 2020 “La 40ena in casa Vanzan” i cui proventi sono stati devoluti all’Ospedale Papa Giovanni XXIII e il Policlinico di San Donato Milanese per la ricerca a seguito dell’emergenza COVID-19.
A Milano vive da oltre dieci anni: «Amo questa città, è vivace ma “precisa”, organizzata. Anche io sono così. Mi rispecchio più in Milano che in Roma». Vanzan, diventato popolare grazie anche alla tv, è seguitissimo sui social: vanta quasi 500 mila follower su Facebook e quasi 215 mila su Instagram. «Quando i giovani mi chiedono un consiglio su questo mestiere, dico: fate il barman responsabilmente. Prendete questo lavoro come un’opportunità, seriamente, studiate, fatelo con passione ma non per passione, perché bisogna anche guadagnare e poter vivere. Da barman si può diventare bar manager, poi proprietario di un locale e poi magari imprenditore e così via». Ogni giorno si ritaglia una o due ore per rispondere a tutti i messaggi sui social: «La domanda che mi fanno più spesso è: come faccio a diventare come te? Io rispondo sempre: potresti diventare anche migliore».
Image
Nel 2021 lancia sul mercato internazionale una sua intuizione, per agevolare il lavoro dei bartenders, il primo Continental shaker con fine strain (colino) incorporato e il Main Spoon (bar spoon con muddler, jigger e forchettina intercambiabili tra di loro). Il lavoro è affidato a mani sapienti italiane, e l’acciaio viene lavorato a mano da maestri artigiani fondendosi in un’idea innovativa che rende ogni singolo pezzo unico ed esclusivo.
La prima linea di Bar tools 100% made in Italy disegnata e creata da Bruno Vanzan.