Jerry Thomas

Il personaggio più importante della storia della miscelazione è sicuramente Jerry Thomas, barista statunitense considerato il padre della moderna tecnica di miscelazione nonché grande pioniere nella divulgazione di tale arte, insieme a William Schmidt qui e Harry Johnson qui.

Nato a New York nel 1830 passò i primi anni della sua vita come cercatore d’oro e barista in giro per il sud degli stati Uniti fino al 1851 quando, tornato a New York, decise di aprire un bar, dopo un periodo dedicato al suo locale decise di tornare a girare l’America come capo barman in diverse città tra cui New Orleans, Saint Louis, Chicago e Charleston fino ad approdare in Europa, portando con sé la sua personale valigia di attrezzi da miscelazione, tutta in argento ed arricchita con con metalli e pietre preziose.

Jerry Thomas divenne famoso grazie alla sua spettacolarità e creatività lavorativa, inventò diversi cocktails, sapeva intrattenere i clienti con una moderna tecnica di flair e fu il primo a scrivere un libro dove codificava le categorie di drink, il famoso “ The Bar-tender’s guide – How to mix drinks”, che aggiornava di volta in volta con nuove ricette e scoperte. Questo libro pose le basi della miscelazione moderna ed a mio avviso ogni aspirante bartender non può privarsi della lettura e dallo studio di questo indispensabile testo.

La prima edizione fu quella del 1862 nella quale per la prima volta si codificavano le categorie dei drink come ancora oggi le intendiamo, nonché le ricette di cocktail fino ad allora tramandate solo oralmente.

Nel 1876 Thomas pubblicò una nuova edizione del suo testo, aggiornata con nuove ricette e dove per la prima volta comparve il Tom Collins. L’ultima stesura fu edita nel 1887 nella quale troviamo, oltre ad aggiornamenti circa le categorie dei drinks e gli ingredienti utilizzati, il “suo” martinez, precursore del martini cocktail come oggi lo intendiamo, seppur con alcune variazioni. Il suo più famoso cocktail fu il “blu blazer”, sviluppato al tempo del suo servizio a San Francisco, drink a base di whiskey che Thomas incendiava e faceva “rollare” tra una tazza di peltro e l’altra, originando un arco di fuoco che ammaliava il pubblico.

Ma Thomas era anche un grande uomo di cultura, collezionava arte ed esponeva nei suoi locali opere di pittori ancora sconosciuti, i suoi bar erano un concentrato di arte, cultura e storia, impreziositi dalla sua presenza scenica, anche per via dei suoi 100kg di stazza, goliardicamente vantati dallo stesso bartender.

Purtroppo a soli 55 anni morì, a New york, in seguito ad un ictus.

Di lui ci rimangono la sua grande opera e la sua grande fama, molti racconti, leggende e ritratti, il più famoso e significativo dei quali mi piace pensare sia quello in cui lo vediamo dietro il banco mentre prepara il “suo” Blu Blazer infuocato.

Arriviamo così agli inizi del Novecento, ed il grande vuoto lasciato da Thomas venne ben presto colmato da altri famosi bartenders che a lui si ispiravano, l’America divenne il centro del bere miscelato, si svilupparono i migliori bar ed i migliori barman, anche se tutto questo dovette ben presto scontrarsi col proibizionismo sfortunatamente….o no?…

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