Don The Beachcomber

"Se non potete arricare al paradiso, lo porterò io da voi"
Così Don Beach (vero nome Ernest Raymond Beaumont Gantt), si inserisce nella secolare tradizione alcolica americana stravolgendone i contenuti e lanciando il suo stile attraverso i locali Don The Beachcomber con i suoi cocktail esotici che nel tempo diventeranno Tiki qui.

Ma chi era Ernest Raymond Beaumont Gantt?

È probabilmente al più anziano dei Gantt che si deve molto della formazione del giovane Ernest. Infatti proprio dal bon viveur e amante del buon bere, qual era il nonno, che all’età di 17 anni ha imparato “the difference between work and play ”. Concetto che Don Beach non ha immediatamente assimilato, vivendo per diversi anni la sua “Number-one rule: Enjoy life and spend every penny I make”.

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In anni di stenti quando volare era privilegio di pochi o esclusivamente un’attitudine militare, il costo dei suoi viaggi in giro per il mondo sono stimati intorno ad una cifra di oltre 3 milioni di dollari. Sono gli stessi viaggi che, sul finire degli anni ’20, lo inducono a vagliare che la possibilità di conoscere luoghi e persone fosse più formativo di qualsiasi università. Così dalla Jamaica, dove si appassiona al rum, poi, definitivamente alle Hawaii, il profumo floreale e tropicale di tutti Caraibi rimane e si impadronisce della mente e del cuore di un giovane che, poco più che ventenne, a Tahiti veniva chiamato “Il Marama” (il lungimirante).

Ma è a Hollywood nel ‘31, in cerca di celebrità e fama il lungimirante, con il rum allontanato dall’oscurità del proibizionismo, affina la passione culinaria trasmessa dalla madre e carpita in oriente,  approfondendo le sue conoscenze sui cibi tipici cantonesi.

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Presto le ambizioni di gloria prendono una strada inaspettata, Ernest, diventato Donn per via della sua attività da rumrunner iniziata già con il nonno, viene chiamato a collaborare con la produzione cinematografica South Seas per le sue vaste conoscenze sulla cultura tropicale.

Grazie a questo nel ‘33, affittando un ex laboratorio sartoriale, Ernest ha modo di mettere in pratica le sue ampie esperienze e la managerialità acquisita dal padre petroliere. Lo fa inventando quei drinks che oggi sono conosciuti come "exotic cocktails". I cocktail esotici erano contestualizzati in in una finta atmosfera tropicale in quello che era il suo primo bar: il Don's Beachcomber (successivamente Don The Beachcomber).
Interpretando a suo modo la miscelazione cubana, considerata troppo statica e chiusa, evolve il concetto “lime, zucchero e rum”. Crea miscele particolari che mai sono esistite nelle terre caraibiche del rum. Tantomeno esistevano in Polynesia, luogo a cui si riferiva l’ambientazione dei cocktails.

Sfrutta abilmente le sue conoscenze tecniche del rum e grazie alle alle losche vie commerciali poteva garantirsi le migliori qualità per solo 50/60c a litro.
“Rum Rhapsodies”, questa è la giusta definizione per la carta drink del Don The Beachcomber con innumerevoli etichette e oltre sessanta cocktail esotici miscelati solo esclusivamete con il rum. Un prodotto del quale era ampiamente esperto e che era sconosciuto alla popolazione americana che durante gli anni del proibizionismo era indotta a bere birra, whiskey e gin di dubbia produzione.
Proprio questa vasta padronanza ed un palato sopraffino gli permettono di equilibrare miscele mai viste prima diventate stimolo e motore di un periodo di grande sviluppo economico. Tutto nell’ambiente di un dopoguerra pieno di sogni e ambizioni esaltate dalle miscele esotiche.

Abile intrattenitore e showman era dedito all’ospitalità più che alla preparazione dei drinks. Conosciamo già l’evoluzione del suo successo, ma la bravura nel non rimanere servo delle sue sperimentazioni, dei suoi vizi, come delle sue superbie, lo porterà, nel corso del tempo, ad affrontare con successo vicissitudini matrimoniali e legali. Questo atteggiamento gli permette costantemente di reinventarsi in molti altri progetti sempre geniali e innovativi. Progetti che andranno oltre lo stesso Don The Beachcomber.

Esprimendo il mistero che avvolge le sue preparazioni con estrema chiarezza si avvantaggia di piccoli espedienti “truffaldini” facendo di se stesso, del suo personaggio, del suo bar, già dall’inizio un marchio. Non è stato un tentativo, ma la genialità come fosse una conoscenza prenatale di un processo evolutivo. Quello che venti anni dopo sarà il Tiki qui, che la storia ci insegna essere divenuto un vero fenomeno; in seguito conformista, kitsch e fuori controllo.

Drinks elaborati, studiati con una precisione estrema, e serviti nei modi più strani, i più famosi cocktail a base di rhum, quali Zombie e Mai Tai (in lingua tahitiana “il più buono”). Gli contendeva quest’ultima creazione Trader Vic qui (vero nome Victor Bergeron).

Aveva sviluppato anche alcune ricette segrete come i suoi Don’s Mix qui e il Falernum qui, basi che saranno il contesto per cui si svilupperanno maestosi progetti di business di grandi investitori e piccole idee di imprenditori arrangiati come Trader Vic che evolverà nuovamente la miscelazione dei locali esotici in tutta l’America e nel mondo.

Il drink di Don, accompagnato da cibi cantonesi, ha assunto un’importanza diversa del senso stesso della sua funzione esistenziale e ha anche permesso lo sviluppo di una cucina innovativa destinata a fare storia come la miscelazione. Con il cocktail esotico Donn riuscì ad evocare le atmosfere che la gente sognava e che Donn aveva realmente vissuto. Suscitare una forma di ilarità precostituita, avvicinava le persone con cospicue differenze sociali che, attraverso inesauribili astuzie di coinvolgimento, erano unite dal punch nel clima del “Luau”.

I Luau, coinvolgimenti sociali in cui ingenti quantità di rum e cibo erano stimolo inebriante di tutti i sensi. Dove musica, scultura, pittura, gadget bicchieri inconsueti, donne seminude, sigari cubani e rum la facevano da padrona. L’insegna del Don the Beachcomber segnava l’ingresso in una stanza senza tempo il cui perimetro isolava la percezione di un sogno mai stato così tangibile e reale.